Milei contro i lavoratori argentini. La risposta della CGT


Il 19 febbraio 2026 l'Argentina è stata paralizzata da uno sciopero generale di 24 ore indetto dalla Confederación General del Trabajo de la República Argentina (CGT), la principale centrale sindacale del paese, in segno di protesta contro il disegno di legge di riforma del lavoro promosso dal presidente Javier Milei. Lo sciopero ha riscosso un'adesione massiccia. Jorge Sola, uno dei tre segretari generali della CGT, ha annunciato in conferenza stampa adesioni del 90%, scatenando un fragoroso applauso. L'astensione dal lavoro ha bloccato l'intero paese, con il trasporto pubblico completamente paralizzato a Buenos Aires, dove metropolitane e la maggior parte degli autobus non hanno circolato grazie all'adesione dei sindacati La Fraternidad e Unión Tranviaria Automotor. Octavio Argüello, un altro segretario generale della CGT, ha dichiarato che "tutti i porti sono fermi, così come i trasporti e l'industria", sottolineando la forza e la volontà dei lavoratori nell'aver portato all'arresto l'intero settore industriale. Anche l'aviazione è stata pesantemente colpita. La JURCA ha segnalato la cancellazione di oltre 400 voli, con un impatto su più di 64.000 passeggeri. Oltre alla CGT hanno aderito allo sciopero altre 13 sigle sindacali e la Centrale dei Lavoratori dell'Argentina (CTA) mentre banche e scuole pubbliche sono rimaste chiuse e la sanità pubblica ha effettuato solo interventi di emergenza. La riforma, definita dai sindacati regressiva e dal governo come una modernizzazione, è stata il casus belli della protesta. Jorge Sola ha criticato aspramente il cosiddetto Disegno di Legge sulla Modernizzazione del Lavoro, dichiarando di trovare difficile definire "modernizzazione" qualcosa che, a suo dire, fa regredire i diritti individuali e collettivi di 100 anni. Il testo introduce modifiche radicali alle condizioni di lavoro. Tra i punti più controversi figurano l'aumento del limite massimo del turno di lavoro giornaliero da otto a dodici ore, con un riposo di 12 ore, e la possibilità per i datori di lavoro di pagare gli stipendi "in natura". Un altro aspetto fortemente contestato è l'articolo 44 che limita la retribuzione per malattia. Nella versione approvata dal Senato, per infortuni o malattie derivanti da "attività volontarie" non legate al lavoro era previsto un taglio del 25% della paga per attività non rischiose e del 50% per quelle rischiose. A seguito di trattative con l'opposizione per garantirsi maggior sostegno, il partito di governo La Libertad Avanza ha accettato di ritirare questo articolo dal testo. Tuttavia la riforma conserva altri elementi controversi, come la creazione di un fondo nazionale denominato FAL, destinato al pagamento dei sussidi di licenziamento, e disposizioni che riguardano l'allungamento dei periodi di prova e la riduzione di alcuni diritti sindacali. Come ricorda Santiago Mayor su Dinamopress, per comprendere appieno il significato e le implicazioni del FAL è necessario inquadrarlo all'interno della strategia più ampia che, secondo l'analisi del ricercatore Luis Campos, membro dell'Istituto di Studi e Formazione della CTA-A, si configura come tre riforme in una sola: un attacco diretto all'organizzazione sindacale, un rafforzamento del controllo datoriale sul processo lavorativo e, infine, un massiccio trasferimento di risorse dalla forza lavoro al capitale. Ed è proprio in quest'ultima dimensione che il FAL gioca un ruolo fondamentale. Il meccanismo è apparentemente semplice nella sua formulazione ma profondamente dirompente nei suoi effetti. Il fondo verrebbe alimentato da una riduzione di tre punti percentuali nei contributi previdenziali versati dai datori di lavoro che passerebbero dal 20,4% al 17,4%. Questi fondi, che attualmente confluiscono nell'Administración Nacional de la Seguridad Social, l'ente pubblico responsabile del pagamento di pensioni, indennità e assegni familiari, verrebbero invece reindirizzati verso questo nuovo strumento, il cui scopo sarebbe quello di coprire le indennità di fine rapporto per i lavoratori licenziati. In questo modo, come spiega Campos, per i datori di lavoro si configura un guadagno quotidiano netto: verseranno il 3% al FAL ma risparmieranno esattamente la stessa quota di contributi previdenziali che prima destinavano all'ANSES. Le aziende risparmieranno sulle indennità di fine rapporto, che saranno coperte indirettamente da fondi che l'ANSES non riceverà più, con la conseguenza che i soldi verranno sostanzialmente sottratti a pensionati e ad altre persone vulnerabili per finanziare la possibilità per le aziende di licenziare i lavoratori. Questa dinamica assume contorni ancora più preoccupanti se considerata insieme a un'altra misura prevista dalla stessa legge, ovvero la riduzione dei contributi a carico dei datori di lavoro ai fondi di previdenza sociale dal 6% al 5% dei salari. Secondo le stime dei sindacati, l'insieme di queste due misure comporterebbe un trasferimento annuo di circa 2,5 miliardi di dollari dal mondo del lavoro e dai settori più deboli della popolazione al settore imprenditoriale, realizzando così quel trasferimento multimilionario di risorse dalla forza-lavoro al capitale di cui parla Campos e che rappresenta il cuore del progetto politico, economico e nazionale di Milei, un governo della classe dirigente e per la classe dirigente.

Parallelamente al dibattito parlamentare, la tensione è esplosa nelle strade intorno al Congresso. Oltre 2.000 agenti sono stati dispiegati con motociclette, unità a piedi, idranti e gas lacrimogeni per blindare il Palazzo Legislativo, applicando il controverso protocollo antipiquetes. La ministra della Sicurezza, Alejandra Monteoliva, aveva minacciato in un post su X che le forze dell’ordine erano pronte a intervenire e che chiunque avesse causato disordini avrebbe pagato le conseguenze. La giornata ha visto scontri tra manifestanti e polizia. Un portavoce della polizia della città ha confermato al Buenos Aires Herald l'arresto di tre manifestanti per danni e resistenza all'autorità mentre in precedenza erano state fermate cinque persone, tra cui due minorenni, per furto. Tra i manifestanti si sono registrati feriti causati dai lacrimogeni. Nonostante la CGT avesse scelto di non convocare una marcia per timore di repressione e per evitare di esporre i lavoratori, altre organizzazioni sindacali, movimenti sociali e gruppi di sinistra si sono radunati davanti al Congresso per fare pressione sui deputati. I leader sindacali hanno anche voluto contestare le narrative del governo sull'impatto della riforma e hanno dipinto un quadro fosco della situazione economica. Jorge Sola, in un'intervista sempre al Buenos Aires Herald, ha respinto l'idea che la riforma possa creare posti di lavoro, affermando che "nessun cambiamento delle regole tra datori di lavoro e lavoratori crea posti di lavoro di per sé" e che l'unico effetto sarà quello di generare risparmi per i datori di lavoro e ridurre i diritti. Ha quantificato questo trasferimento di ricchezza in circa 6 miliardi di dollari dal settore dei lavoratori a quello dei datori di lavoro, considerando anche il fondo FAL. Inoltre Sola ha attaccato le politiche economiche del governo, sostenendo che hanno portato alla chiusura di oltre 21.000 piccole e medie imprese e che, ogni giorno da quando Milei è in carica, si perdono 400 posti di lavoro. Questi dati sindacali trovano parziale riscontro in un contesto di crisi socioeconomica più ampia, caratterizzata da un'inflazione che, pur in calo rispetto al picco del 280% del 2023, ha mostrato una risalita mensile al 2,9% a gennaio 2026, superiore alle attese. Il tasso di povertà, sebbene in diminuzione rispetto al picco del 53% di inizio mandato, si attesta ancora intorno al 31-32% della popolazione. Un esempio emblematico di questa crisi è la chiusura, annunciata mercoledì, dello stabilimento di Fate, la principale fabbrica di pneumatici argentina e simbolo dell'industria nazionale, con il licenziamento di oltre 900 lavoratori, una decisione attribuita al calo di competitività dovuto all'apertura indiscriminata delle importazioni.

In un clima di forte tensione sociale, dopo circa nove ore di dibattito, la Camera dei Deputati ha infine approvato il disegno di legge di riforma del lavoro con 135 voti favorevoli e 115 contrari. Il via libera è stato possibile grazie all'appoggio di forze di opposizione come Pro e Unione Civica Radicale. A causa della modifica apportata con la rimozione dell'articolo 44, il testo non diventa legge in via definitiva ma deve tornare al Senato per una nuova approvazione. Se approvata la riforma, che modifica l'assetto giuslavoristico in vigore da oltre 50 anni, introdurrà una marcata flessibilizzazione del mercato del lavoro. Oltre alla possibilità di giornate lavorative fino a 12 ore e al pagamento "in natura", il testo prevede la possibilità per il datore di lavoro di frazionare le ferie in periodi di almeno sette giorni e la creazione di un fondo di assistenza al lavoro alternativo alle indennità di licenziamento. Di fronte a questo scenario di riforme radicali e profonda crisi sociale, l'Argentina rimane in bilico, in attesa del definitivo verdetto del Senato.

L’economista marxista Claudio Katz, intervistato da Indymedia Argentina, ritiene che il provvedimento abbia molteplici obiettivi, tutti volti a una rimodellazione regressiva del paese. Quello più immediato è la riduzione dei costi del lavoro per compensare la contrazione economica e la conseguente caduta dei profitti. Il fine intermedio è invece quello di approfondire la deindustrializzazione mentre la meta finale è piegare e indebolire il movimento operaio. Katz descrive la legge come una regressione del paese poiché non si limita ad estendere l'orario di lavoro, ridurre le indennità o facilitare i licenziamenti ma permette alla parte padronale di dominare anche sul tempo libero del lavoratore (ferie, pause), una dinamica che definisce vicina alla "servitù". Contesta fermamente la retorica governativa sulla creazione di posti di lavoro, ricordando come negli anni '90 con Menem una riforma simile portò a un'esplosione della disoccupazione mentre con Kirchner e la doppia indennità per licenziamento l'occupazione registrata aumentò, dimostrando che l'occupazione è correlata alla crescita economica, non alla flessibilità. La riforma, secondo Katz, non fa che ridurre i salari e propiziare la generalizzazione del lavoro informale, citando il dato che dall'approvazione della precedente Ley Bases, due terzi dei nuovi posti di lavoro creati erano già precari. L'economista contrappone a questo modello arretrato le iniziative di paesi come Messico e Colombia, dove si discute e si avanza nella direzione opposta, con la riduzione dell'orario di lavoro e l'introduzione di nuovi diritti. Katz inserisce poi la riforma nel contesto più ampio delle politiche di Milei che definisce un industricidio a passo accelerato. La chiusura di Fate è vista come un effetto diretto dell'apertura indiscriminata delle importazioni, una politica che dopo aver distrutto circa 22.000 piccole imprese nell'ultimo biennio, inizia ora a colpire le grandi aziende. La riforma mira anche a completare lo smantellamento del settore pubblico, dove si contano già 63.000 licenziamenti, e a preparare il terreno per un'estremizzazione del modello estrattivista, in particolare con le imminenti modifiche alla Legge sui Ghiacciai che darebbe più potere alle imprese minerarie a scapito delle risorse idriche del paese, in un contesto già segnato da incendi devastanti in Patagonia con oltre 230.000 ettari bruciati.

Il principale beneficiario di questo disegno, secondo Katz, sono gli Stati Uniti. Cita un recente accordo commerciale "totalmente squilibrato" che offre all'Argentina solo benefici tariffari marginali in cambio di un’apertura totale per i beni industriali, tecnologici e agricoli statunitensi. A ciò si aggiunge la concessione di accesso a materiali critici e terre rare, un modello paragonato a quello applicato in Ruanda o Congo. Katz dipinge un quadro di assoggettamento coloniale senza precedenti, con la Casa Rosada direttamente influenzata dalla Casa Bianca attraverso l'inviato di Trump, Bruce Friedman, e l'ambasciatore Lamelas, con Milei che segue le direttive di Washington. Nonostante l'offensiva in atto, Katz sostiene che il modello di Milei rimanga intrinsecamente fragile, soprattutto sul piano economico. L'inflazione, dopo un calo, mostra segni di ribollimento e la nuova metodologia di calcolo dell'INDEC serve a mascherare un tasso di povertà che, con il vecchio indice, sarebbe superiore al 44%. La flessibilizzazione valutaria imposta dal FMI, con un nuovo schema a bande, ha di fatto ancorato il dollaro all'inflazione. Il tanto decantato avanzo di bilancio è, per Katz, un trucco ottenuto occultando il disavanzo con il ricorso permanente al condono e all'evasione istituzionalizzata mentre la raccolta fiscale continua a calare per la contrazione dei consumi. Il modello è insostenibile perché si regge su un debito pubblico ai massimi storici, con l'aggravante che Donald Trump, sottoposto a critiche interne, ha escluso un nuovo sostegno finanziario diretto all'Argentina, negando la garanzia per il credito di 20 miliardi di dollari propiziato da JP Morgan. La grande paradosso, nota Katz, è che mentre Trump spinge per sottrarre influenza alla Cina, le politiche di Milei stanno provocando un nuovo boom di importazioni proprio dalla Cina, con l'arrivo massiccio di auto elettriche.