Cronache economiche da Israele #1


A due mesi dall'inizio dell'anno fiscale Israele si trova in una situazione di stallo politico-economica acuita dallo scoppio dell'operazione militare Ruggito del Leone. Il bilancio statale per il 2026, il cui ammontare previsto è 659 miliardi di shekel, non è ancora stato approvato e il termine ultimo per farlo, pena lo scioglimento del governo e il ricorso a elezioni anticipate, è fissato per la fine di marzo. Il Ministero delle Finanze e la classe politica sono chiamati a far passare una legge di bilancio in meno di un mese, in un contesto in cui le necessità finanziarie sono interamente dettate da un conflitto in corso e in continua evoluzione.

L'iter legislativo del bilancio e della correlata Economic Arrangements Law è già in ritardo. Sebbene abbiano superato l'esame preliminare del governo e la prima lettura alla Knesset, i dettagli della legge, particolarmente ampia, sono ora frammentati e in discussione nelle varie commissioni parlamentari, dove i lavori sono ancora allo stadio iniziale. La fattibilità politica dell'approvazione era già bassa a causa della mancata intesa con i partiti ortodossi sulla legge della leva militare. L'irruzione del conflitto ha ulteriormente complicato il quadro. Le commissioni della Knesset operano a regime ridotto e l'attenzione nazionale è focalizzata sulla gestione della crisi di sicurezza e delle sue conseguenze.

Il principale fattore di incertezza è ora di natura finanziaria. Il costo giornaliero dell'operazione Ruggito del Leone è stimato in oltre 2 miliardi di shekel per l'economia. Per dare un termine di paragone, la precedente guerra di giugno con l’Iran era costata più di 20 miliardi di shekel, portando a un aumento del bilancio 2025 di circa 30 miliardi.

Se il bilancio non dovesse essere approvato entro la scadenza si procederebbe con un bilancio provvisorio mensile, con una dotazione complessiva per il 2026 stimata in circa 605 miliardi di shekel. Questa cifra, inferiore di oltre l'8% rispetto ai 659 miliardi pianificati, avrebbe un impatto negativo sulla qualità dei servizi pubblici e sui programmi di spesa pubblici futuri. Per scongiurare questo scenario il governo potrebbe optare per un ridimensionamento dell’Economic Arrangements Law, eliminando i capitoli più controversi come la riforma del settore lattiero-caseario, per aumentare le chance di approvazione del bilancio nei tempi stretti rimasti.

Un altro termometro dell'impatto del conflitto è il numero di richieste di risarcimento per danni alla proprietà. Dall'inizio della guerra sono state presentate all'Agenzia delle Entrate circa 6.200 richieste. I dati mostrano un calo graduale. Da 1.800 richieste tra lunedì e martedì si è passati a 1.400 il giorno successivo e a circa 1.200 nelle ultime 24 ore. Questa riduzione riflette la minore intensità del lancio di missili da parte iraniana rispetto alla guerra di giugno, dove al sesto giorno si contavano già circa 23.000 richieste, numero che poi sarebbe più che raddoppiato. Geograficamente oltre la metà delle richieste (circa 3.200) proviene dall'area di Tel Aviv, seguono Ashkelon, con circa 2.750, e a grande distanza Gerusalemme (119), Acri (83) e Tiberiade (81). La maggior parte dei danni segnalati riguarda strutture (circa 4.850), seguiti da attrezzature (circa 700) e veicoli (circa 670).

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, una recente valutazione del Ministero del Lavoro afferma che circa l'11% della forza lavoro del paese, equivalente a 490.000 persone, risulta assente dal posto di lavoro a causa di disoccupazione, cassa integrazione o servizio di riserva militare. I settori economici maggiormente colpiti sono il commercio, i servizi di gestione e supporto e i settori dell'arte, dell'intrattenimento e del tempo libero. Questa stima si riferisce alle restrizioni imposte finora all'economia, con apertura dei soli luoghi di lavoro essenziali, e precede le recenti agevolazioni che permettono la riapertura di posti di lavoro non essenziali dotati di spazi protetti.

La valutazione si basa sull'analisi dei picchi precedenti, ossia l'inizio della guerra Spade di Ferro nell'ottobre 2023 e la guerra con l’Iran nel giugno 2025, oltre all'esame della situazione del mercato del lavoro nel mese di gennaio 2026. Il Ministero del Lavoro ha sottolineato che per tutto il periodo bellico il tasso di disoccupazione è rimasto molto basso, attestandosi al 3,2% a gennaio 2026. Nei precedenti picchi, quando il sistema educativo era stato sospeso e vigeva il divieto di assembramento, la percentuale di persone poste in cassa integrazione ha raggiunto circa il 6,4% della forza lavoro. All'inizio della guerra i riservisti rappresentavano il 3,1% della forza lavoro mentre durante la precedente guerra con l’Iran erano l'1,3%. Il Ministero del Lavoro rileva ora che l'attuale politica di difesa nell'operazione Ruggito del Leone è in gran parte simile al quadro della precedente guerra con l’Iran, sebbene l'attuale tasso di riservisti sia leggermente superiore.

Il Ministero ha evidenziato che i settori particolarmente colpiti nei precedenti picchi bellici sono quelli la cui attività non era definita essenziale, con un'elevata dipendenza dalla presenza fisica e dal flusso di pubblico, nonché settori con un'alta percentuale di madri lavoratrici a causa della chiusura del sistema scolastico. In passato il settore dell'arte, dell'intrattenimento e del tempo libero ha subito un calo di circa il 20% del numero di occupati, i servizi di gestione e supporto un calo di circa il 12%, l'istruzione un calo del 10%, il commercio un calo del 7% e altri servizi un calo di circa il 10%.

In questo contesto complicato è stata firmata l'ordinanza per l'aumento del salario minimo a partire dal 1° aprile, che sarà di 6.443,85 shekel al mese e 35,4 shekel all'ora, con un incremento del 3,14%. La firma segue la legge che prevede l'aggiornamento annuale del salario minimo ad aprile in modo che raggiunga il 47,5% del salario medio nazionale. L'attuale salario minimo è di 6.247 shekel al mese e 34,32 shekel all'ora, quindi si tratta di un aumento di 196 shekel al mese. Nel recente passato il Ministero delle Finanze aveva chiesto di congelare l'aumento del salario minimo, mossa bloccata grazie all'opposizione dell'Histadrut.

A seguito dell'accorciamento della settimana lavorativa nel settore pubblico nell'accordo quadro del 2023, il salario minimo orario nel settore pubblico sarà calcolato su 173,33 ore mensili (invece delle 182 ore nel resto dell'economia) e sarà di 37,17 shekel all'ora. I lavoratori del settore pubblico che ricevono una componente integrativa fino al salario minimo vedranno aumentare anche questa. Grazie ad accordi collettivi settoriali firmati dall'Histadrut e ai relativi decreti di estensione, i lavoratori del settore della vigilanza e sicurezza godranno di salari superiori dal 10% al 60% rispetto al salario minimo nazionale, nel settore delle pulizie riceveranno 675 shekel in più e nel settore della ristorazione collettiva il 13% in più.


La maggior parte delle fonti proviene dalla versione ebraica del sito Davar