A Naftali Bennett non serve molto, dice il giornale The Marker, per proporre qualcosa di migliore rispetto al governo di Netanyahu. Gli è sufficiente essere decente. Più Benjamin Netanyahu abbassa l'asticella e più è facile per chi verrà dopo di lui apparire come un leader capace di riparare il paese. Tuttavia la logica economica che guida questa alternativa è vecchia. Bennett, Lapid ed Eisenkot propongono di mettere da parte le loro differenze ideologiche per il bene della riparazione del paese. L'accordo d'emergenza che offrono prevede l'arruolamento degli ultraortodossi, meno deviazione di fondi di coalizione a gruppi di pressione, meno corruzione, rafforzamento dello stato di diritto e la fine dell'attacco al sistema giudiziario. Si tratta di riparare le istituzioni della democrazia israeliana. Il loro programma, però, non risponde a un'importante domanda: dopo aver rimesso Israele sulla buona strada, nell'interesse di chi lavorerà lo Stato? Nelle interviste Bennett dichiara di essere di destra e liberale in economia ma cosa si nasconde dietro questa affermazione? Bennett ha già spiegato in passato di credere nel libero mercato, nella riduzione dell'intervento statale in economia e nel contenimento del sindacato Histadrut. Si tratta di una visione politica nota, appartenente a una famiglia ideologica più ampia che crede che il mercato sia sempre migliore dello Stato, che la regolamentazione è un ostacolo allo sviluppo, che il settore privato è il motore principale della crescita e che meno lo Stato si intromette più l'economia prospererà. Non tutti gli interventi statali sono efficienti ma credere che lo Stato debba ritirarsi di fronte alle forze del mercato è pericoloso. Un pacchetto di riparazione per il paese che non includa una tensione verso l'uguaglianza socioeconomica è un problema morale e un errore politico. La disuguaglianza è la materia prima grazie alla quale il populismo ritorna. Nell'era del capitalismo oligopolistico il mercato non è una piazza dove cittadini liberi e consumatori informati si incontrano da pari a pari. Il mercato è un'arena di potere e la destra economica garantisce che questo potere rimanga concentrato nelle stesse mani. Chi rinuncia alla regolamentazione in nome della libertà non dà libertà ai cittadini ma a coloro che già oggi detengono moltissimo potere. Il tema dell'uguaglianza è difficile da trovare in queste forze politiche. Solo I Democratici di Yair Golan, dice sempre The Marker, si pongono il problema degli esclusi dalla crescita economica del paese. La disuguaglianza è un ottimo carburante per chi vuole riaccendere il fuoco del populismo in cittadini frustrati. In Israele il problema è particolarmente grave. Il governo della riparazione non sarà giudicato solo sulla base del fatto che l'opinione del Procuratore generale di Israele ha riacquistato lo status che le spetta per legge. Il carovita è da record (secondo la rassegna economica dell'Ocse del 2025 il livello dei prezzi in Israele è tra i più alti dei paesi Ocse sebbene il Pil pro capite sia inferiore alla media) e le famiglie a basso reddito ne soffrono particolarmente perché spendono quasi tutto il loro reddito in cibo, alloggio e trasporti. Se nascesse un governo Bennett potrebbe salvare Israele dalla distruzione delle istituzioni statali, e non è poco, ma la sua linea economica non risolverà molti dei problemi del Paese. Un governo identificato con capitalisti, grandi aziende, high-tech, immobiliaristi e finanza servirebbe su un vassoio la prossima campagna elettorale ai populisti. Netanyahu o i suoi successori spiegherebbero che le élite non hanno restituito il paese al popolo ma a se stesse. In questo modo il populismo non verrebbe sconfitto poiché attenderebbe pazientemente il prossimo turno per farsi avanti.
Due settimane fa, ricorda Haaretz, Yair Golan ha tenuto un discorso alla Fondazione Berl Katznelson di Tel Aviv in cui ha dichiarato che "nessuna campagna è mai stata decisa solo stando sulla difensiva" cercando così di presentare l’unione tra Meretz e Partito Laburista come un’alternativa politica radicale. Golan ha detto che il suo partito ha investito gran parte del tempo nel frenare la macchina di distruzione del governo e che è giunto il momento di prendere il timone con una visione chiara, diventando la spina dorsale del cambiamento che include lo sradicamento delle frange violente dei coloni in Cisgiordania, il contrasto della criminalità organizzata nella società araba, l’introduzione del matrimonio civile e l’attivazione dei mezzi pubblici di sabato. Secondo un alto esponente del partito, sebbene Laburisti e Meretz siano la base di questa unione, gli attivisti della protesta contro il colpo di stato giudiziario sono l’elemento dominante nel partito, con decine di migliaia di loro che si sono iscritti ai Democratici dalla sua fondazione. A gennaio Golan ha annunciato l’ingresso di alcuni leader delle manifestazioni, tra cui Moshe Radman, Ami Dror e Moran Mishal, che correranno alle primarie nei prossimi mesi. Successivamente si sono uniti anche Omri Ronen, uno dei capi di Fratelli in armi, Moran Zer Katzenstein, fondatrice di Bonot Alternativa, e Danny Elgart, fratello di Itzik Elgart (rapito il 7 ottobre e ucciso a Gaza), figura nota nella lotta per la liberazione degli ostaggi. Correranno per un posto nella lista anche il generale Nimrod Sheffer, ex amministratore delegato di Israel Aerospace Industries, e il giornalista indipendente Tomer Avital. Il tentativo di decifrare il DNA dei Democratici è piuttosto complesso e a due anni dalla fondazione del partito non è stato ancora completato un programma dettagliato, cosa che non avverrà prima delle elezioni. Finora Laburisti e Meretz hanno concordato solo pochi principi di base comuni, primo fra tutti il sostegno alla soluzione due stati e a un’agenda socialdemocratica. L’unione si basa molto sul Partito Laburista e sulle sue istituzioni mentre la formazione della lista in vista delle prossime elezioni è un primo passo verso l’unificazione completa dei due partiti. Tra circa due settimane sorgerà un team congiunto Laburisti-Meretz che elaborerà il percorso per l’unificazione completa. Dopo un periodo di tensioni tra Golan e i membri di Meretz sulla composizione della liste, è stata raggiunta un'intesa. Meretz occuperà il sesto, l’ottavo e il quattordicesimo posto nella lista dei Democratici per la Knesset, se non riusciranno a piazzarsi più in alto alle primarie, con una rete di sicurezza politica a lungo termine che garantirà questa rappresentanza anche alle prossime elezioni. Uno degli obiettivi dell’unione era salvare Meretz, che alle ultime elezioni non ha superato la soglia di sbarramento, ma fonti del partito ritengono che Golan voglia anche mettere in risalto candidati capaci di attirare l’elettorato tendente al centro, in particolare attivisti delle manifestazioni. Per anni i capi del Partito Laburista si sono astenuti dall’unirsi a Meretz per timore di allontanare gli elettori di centro-sinistra che si identificano con l’eredità di Yitzhak Rabin. Nel 2019 Amir Peretz respinse la corsa congiunta, sostenendo che avrebbe innalzato muri che impediscono ad altri settori della popolazione di avvicinarsi al partito, salvo poi essere costretto a correre insieme alle elezioni. Anche Merav Michaeli si oppose all’unione prima delle elezioni del 2022, sostenendo che metà degli elettori laburisti non avrebbe votato per una lista unita, con i risultati che già conosciamo. Il crollo non è avvenuto in un colpo solo. Nel 2015 il Partito Laburista, con Isaac Herzog alla guida dell’Unione Sionista (24 seggi), e Meretz (5 seggi) ottennero insieme 29 seggi. Da allora Laburisti e Meretz insieme hanno ottenuto solo tra i 10 e i 13 seggi, un numero simile a quello che I Democratici hanno secondo gli ultimi sondaggi. Secondo una fonte dei Democratici la decisione di Yair Lapid di unirsi a Naftali Bennett spinge il blocco degli oppositori di Netanyahu verso destra e non tutti gli elettori di Yesh Atid si sentono a proprio agio con questa linea, creando un’opportunità per il partito poiché molti elettori di centro-sinistra faranno fatica a mettere nell’urna un voto con il nome di Bennett. Tuttavia i sondaggi al momento non sostengono queste speranze e il movimento di voti seguito all’unione Bennett-Lapid non sembra influenzare molto il consenso per I Democratici. Gli ultimi sondaggi prevedono circa 10 seggi e nel partito vedono questo dato come un risultato iniziale rispettabile ma sperano in una crescita. Allo stesso tempo c’è chi teme che una triplice unione di Bennett, Lapid e Gadi Eisenkot in una sola lista di centro possa creare un’emorragia di elettori che, al momento della verità, preferiranno il voto utile. In una situazione in cui il compito principale del blocco è rimuovere Netanyahu dal potere molti potrebbero dare il voto a un partito che dia la sensazione di poter portare al ribaltone sperato.
Situazione economica generale
Nel mese di aprile il numero di iscritti al Servizio per l’Impiego israeliano è diminuito del 22%, attestandosi a 308.000 persone, rispetto ai 395.600 registrati a marzo. Questo dato segna l’inizio di una ripresa dagli effetti della guerra con l’Iran sul mercato del lavoro. I nuovi iscritti ad aprile sono stati solo 33.800, un calo drastico rispetto ai 256.800 di marzo, anche a causa dell’approvazione di un programma di congedo retribuito (halat) che ha consentito iscrizioni retroattive per ricevere indennità di disoccupazione durante la guerra. Di tutti gli iscritti 264.700 hanno richiesto sussidi di disoccupazione, contro i 324.400 di marzo. Anche il numero dei richiedenti l’assegno di integrazione al reddito è tornato a diminuire, passando da 43.600 a marzo a 38.700 ad aprile. Come nelle precedenti crisi, anche durante la guerra con l’Iran le donne hanno subito un impatto occupazionale più pesante degli uomini. La percentuale di donne tra gli iscritti al Servizio per l’Impiego è addirittura aumentata di 1,3 punti percentuali, raggiungendo il 59,6%, rispetto al 52,8% di aprile dell’anno precedente. La festività di Pesach potrebbe aver ritardato il calo della quota femminile ma, sulla base delle dinamiche osservate nelle guerre passate, si prevede una diminuzione nei prossimi mesi a meno di una ripresa del conflitto. La riduzione degli iscritti ha interessato tutte le fasce d’età ma tra i giovani fino a 34 anni il calo è stato particolarmente significativo (circa 28%) rispetto al 20% tra gli adulti di mezza età (35-54 anni) e al 17,5% tra gli over 55. Di conseguenza la quota di giovani tra gli iscritti è scesa di 2,6 punti percentuali al 34,4% mentre quella della fascia intermedia è salita di 1,2 punti al 42% e quella degli over 55 è aumentata di 1,4 punti al 23,6%.
Nel mese di aprile il tasso di disoccupazione in Israele è stato del 6,4%, corrispondente a 289.400 persone, dopo che a marzo aveva raggiunto il 16,2% pari a 728.900 persone a causa degli effetti della guerra. Contestualmente si è registrato un aumento dei posti di lavoro vacanti, passati da 124.131 a marzo a 131.046 ad aprile, con un tasso di posti vacanti sul totale delle posizioni lavorative salito al 4,04% ad aprile rispetto al 3,88% di marzo. Il tasso di disoccupazione che si riferisce esclusivamente ai disoccupati che cercano attivamente lavoro è pari al 2,8%, 123.900 persone, rispetto al 2,5% (113.900 persone) di marzo. Questo lieve aumento, seppur controintuitivo, indica una ripresa dell'economia poiché più persone tornano a cercare lavoro attivamente quando il mercato migliora.
Davar ricorda che nel primo trimestre del 2026 il Pil di Israele è diminuito del 3,3% su base annua secondo la stima preliminare pubblicata in settimana dall'Ufficio centrale di statistica. Nel quarto trimestre del 2025 il Pil era invece aumentato del 2,9%. In termini puramente trimestrali, più adatti per un evento come un conflitto, la riduzione è stata dello 0,8%. Il calo complessivo del Pil riflette una diminuzione del 4,5% del Pil pro capite su base annua (corrispondente a -1,1% su base trimestrale). La contrazione dell'attività economica è trainata da diversi fattori. La spesa per consumi privati è diminuita del 4,7% e la spesa pubblica è calata del 4,8%. Al contrario, gli investimenti in beni strumentali fissi sono aumentati del 12,6% e le esportazioni sono cresciute del 5,6% (tutte le percentuali sono su base annua). Rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, il Pil è aumentato dell'1,7% e il Pil pro capite dello 0,6%. L'attività economica è stata molto volatile nell'ultimo anno. Nel primo trimestre del 2025 il Pil era cresciuto del 5,7%, nel secondo era crollato del 4,3%, nel terzo era balzato del 12,4% e nel quarto era salito in modo più moderato, del 2,9%. La spesa per consumi privati è stata particolarmente colpita dalla guerra. Il consumo di beni come cibo e carburante è diminuito del 10,1%. Al contrario, la spesa per beni a medio termine come abbigliamento, attrezzi da lavoro e prodotti per l'intrattenimento è aumentata del 4,1% mentre la spesa per beni durevoli, come gli elettrodomestici, è schizzata del 33%. Parallelamente l'indice dei prezzi al consumo di aprile 2026 è salito dell'1,2% rispetto a marzo, portando l'inflazione nei dodici mesi precedenti all'1,9%.
Sviluppo economico e vertenze
Davar e Zoha hanno riportato questa settimana notizie sullo sciopero degli 8000 dipendenti di Bank Hapoalim in lotta contro la condotta della direzione della banca, accusata di promuovere tagli unilaterali nonostante i profitti miliardari realizzati dall’istituto e di rallentare intenzionalmente la negoziazione con i sindacati. Tutte le unità della banca sono entrate in sciopero questo giovedì, inclusi i 180 sportelli in tutto il paese, i centri di consulenza e il call center. Il presidente del sindacato dei lavoratori di Bank Hapoalim, Roni Garfunkel, ha dichiarato che, mentre la direzione accumula utili miliardari, danneggia i dipendenti. Il piano prevede infatti l’eliminazione di 770 posti di lavoro attraverso mancate sostituzioni e fusioni di ruoli, nonché il trasferimento forzato di centinaia di dipendenti con conseguente riduzione della retribuzione e delle prospettive di carriera. Bank Hapoalim impiega 8.100 lavoratori. Secondo il comitato aziendale queste misure arrivano mentre i dipendenti affrontano carichi di lavoro senza precedenti a causa dell’attuazione di cambiamenti radicali nell’organico negli ultimi anni, con conseguente erosione dei diritti, condizioni di lavoro inadeguate e aumento dei carichi di lavoro. Garfunkel ha ribadito che la direzione è fuori dalla realtà ricordando che la banca ha pubblicato il rapporto finanziario per il primo trimestre del 2026 dal quale emerge un utile netto di 2,1 miliardi di shekel e un rendimento del capitale del 13%, in linea con il trimestre precedente.
I due maggiori istituti bancari israeliani, Leumi e Mizrahi Tefahot, hanno pubblicato questa settimana i loro report finanziari relativi al primo trimestre del 2026, chiudendo così la stagione delle dichiarazioni delle cinque maggiori banche del paese. Dai dati emerge che gli utili complessivi delle banche nell’ultimo trimestre ammontano a 7,1 miliardi di shekel, registrando una leggera flessione rispetto ai 7,68 miliardi dello stesso periodo del 2025. Questo risultato è considerato sorprendentemente elevato se si considera che la guerra con l’Iran è durata un mese intero mettendo in fermo ampie porzioni dell’economia e provocando un calo della crescita con una contrazione del Pil a un tasso annualizzato del 3,3%. Le ragioni principali del calo sono due. Il programma di restituzione dei profitti ai clienti delle banche, avviato ad aprile, e la riduzione del tasso di interesse della Banca d’Israele negli ultimi mesi, passato dal 4,5% al 4%, che ha indebolito in parte il potere contrattuale degli istituti di credito nei confronti del pubblico. Tra i singoli istituti Mizrahi Tefahot ha registrato un aumento dei profitti di quasi il 20% rispetto al trimestre corrispondente dell’anno precedente, raggiungendo 1,238 miliardi di shekel. L’utile più elevato è stato ottenuto da Bank Leumi, con 2,346 miliardi di shekel. Bank Discount ha subito una forte contrazione del 28%, scendendo a 930 milioni di shekel. Il margine di interesse netto, che rappresenta gli interessi attivi sui prestiti al netto degli interessi passivi sui depositi, è stato di 14,2 miliardi di shekel nell’ultimo trimestre, con Bank Hapoalim in testa grazie a un utile da differenziali di tasso pari a 4,2 miliardi di shekel. Le commissioni addebitate dalle cinque maggiori banche hanno raggiunto i 3,884 miliardi di shekel nel primo trimestre dell’anno mentre Mizrahi Tefahot ha goduto del miglior rapporto tra rendimento e capitale proprio, pari al 14,1%. I report bancari confermano il perdurare della tendenza all’elevata redditività, dopo che nel 2025 i cinque maggiori istituti avevano realizzato utili complessivi per 32 miliardi di shekel. Un’analisi condotta dal quotidiano Davar ha rilevato un moderato incremento dei differenziali di tasso nel 2025, dopo che questi erano quasi raddoppiati in pochi anni. Negli ultimi quattro anni gli utili sono cresciuti a un ritmo molto superiore rispetto all’aumento del credito al pubblico e del valore degli asset gestiti dalle banche.
Secondo la revisione del sistema bancario israeliano per l’anno 2025 pubblicata dall’unità del supervisore delle banche della Banca d’Israele, la redditività degli istituti di credito è rimasta elevata e la struttura del settore è estremamente concentrata. La maggior parte dell’aumento degli utili deriva dal miglioramento dell’efficienza operativa e dall’espansione del volume di attività economica delle banche. Nel 2025 tutti gli istituti bancari hanno realizzato utili complessivi per 32,3 miliardi di shekel, con un incremento dell’8,7% rispetto all’anno precedente, come emerge dai bilanci pubblicati lo scorso marzo. Le entrate nette da interessi, pari a 62,2 miliardi di shekel, sono aumentate del 2,6% mentre le entrate da commissioni sono cresciute di oltre il 10%, raggiungendo quasi i 15 miliardi di shekel, dati che includono gli effetti del programma di restituzione dei profitti in eccesso ai clienti. Il volume dei prestiti erogati nell’ultimo anno è cresciuto del 12,2%, trainato principalmente da un incremento del 18% nei prestiti al settore imprenditoriale non finanziario e da un aumento del 7,4% nei mutui per l’edilizia abitativa, nonostante un rallentamento nel ritmo delle vendite di abitazioni. Questa crescita dei prestiti è significativamente superiore alla crescita dell’economia, ferma al 2,9%. Per quanto riguarda la concentrazione del mercato, i dati mostrano che le banche più grandi detengono il 72% degli asset dell’economia. Bank Leumi guida nell’attività commerciale tra le imprese per depositi e prestiti mentre Bank Hapoalim si avvicina a Leumi nel segmento delle piccole imprese e guida nei depositi e nei prestiti non legati all’edilizia abitativa per le famiglie. Nel settore dei mutui Mizrahi Tefahot è il leader con una quota di mercato del 36,3%, pur essendo la terza banca per dimensioni.
Il Ministero del Lavoro israeliano ha respinto la richiesta della società SAP di annullare gli accordi collettivi in vigore all’interno dell’azienda, stabilendo che sono ancora validi e che la società non ha soddisfatto i requisiti previsti dalla legge. La responsabile dei rapporti di lavoro, Rivka Verbarner, ha spiegato che una richiesta di annullamento degli accordi può essere presentata entro due mesi dalla loro scadenza ma, nel caso specifico, gli accordi esistenti non sono ancora scaduti. Ha inoltre chiarito che la società è tenuta a informare l’organizzazione dei lavoratori almeno tre mesi prima della scadenza sulla propria intenzione di non rinnovarli, condizione che non è stata rispettata. Histadrut, tramite l’avvocato Maya Tzachor Aviram, ha sostenuto che in base agli accordi collettivi applicabili, inclusi quelli del 2020 e del 2024, la validità è stata prorogata per ulteriori 24 mesi a partire dal 1° aprile 2025, il che significa che resteranno in vigore fino al 31 marzo 2027. La prossima settimana è prevista un’audizione sul tema presso la commissione lavoro e welfare della Knesset, a causa del comportamento anomalo dell’azienda. Yaki Halutzi di Histadrut ha dichiarato che la decisione rafforza quanto sostenuto fin dal primo giorno, ovvero che la direzione di SAP ha tentato di portare avanti un’iniziativa unilaterale non conforme alla legge, ribadendo che gli accordi collettivi sono ancora in vigore e i lavoratori continueranno a essere tutelati mentre l’organizzazione sindacale continuerà ad agire con responsabilità senza permettere violazioni dei loro diritti.
La Commissione per i Giovani della Knesset ha discusso martedì scorso del futuro degli studenti e dei tirocinanti in medicina all’interno del sistema sanitario israeliano. La presidente della commissione, la deputata sionista socialista Naama Lazimi, ricorda che le pessime condizioni di impiego, con una retribuzione oraria di soli 45 shekel, costituiscono un ostacolo significativo per gli studenti di medicina che desiderano entrare nella professione in Israele. Ha lanciato un appello ai ministri del Lavoro e della Salute affinché vengano concesse indennità di disoccupazione agli studenti che attendono per mesi l’inizio del tirocinio, oltre a contributi speciali, chiedendo anche trasparenza nella pubblicazione dei posti disponibili per i tirocinanti e un intervento radicale per ridurre la durata dei turni di guardia. Il presidente dell’associazione studentesca dell’Università Ebraica, Eric Bider, ha aggiunto che lo Stato deve finanziare il periodo di tirocinio anche nel settore dell’istruzione. La dottoressa Rotem Sivan-Hoffman, direttrice dell’Istituto di diagnostica per immagini all’ospedale Meir, ha segnalato i numerosi giovani medici israeliani che, nonostante le numerose richieste, non trovano un posto di lavoro, mentre il dottor Ze’ev Feldman, presidente dell’Associazione dei medici dipendenti dello Stato, ha proposto la possibilità di lavorare come assistente medico e la necessità di finanziamenti in base al volume di attività, sottolineando che lo Stato deve garantire un accesso alle cure equo a ogni cittadino, sia a Kiryat Shmona che a Tel Aviv. Ha auspicato la creazione di nuovi pronto soccorso e il rafforzamento degli ospedali periferici affinché il diritto di ogni cittadino sia reale sia al nord che al sud. Sharon Ardon, coordinatrice di pianificazione e informazione presso il Consiglio per l’istruzione superiore, ha dichiarato che aumentare il numero di medici in Israele è da anni una priorità assoluta, in stretta collaborazione con il ministero della Salute, e che negli ultimi tre anni il Consiglio ha approvato la creazione di tre nuove facoltà di medicina, insieme a un significativo ampliamento del numero di studenti nei percorsi esistenti, come parte del programma nazionale per raggiungere l’obiettivo di 1.700 studenti di medicina entro il 2028, con l’attenzione già rivolta al rafforzamento della medicina in periferia grazie alle facoltà di Bar-Ilan a Safed e Ben-Gurion nel Negev. Attualmente nel sistema sanitario pubblico mancano 3.000 medici, una carenza che tutti avvertono nel carico dei reparti e nel crescente burnout.
Nota economica finale
L'Autorità tributaria israeliana ha pubblicato negli ultimi anni studi pionieristici sulle entrate da capitale, con un focus specifico sulla distribuzione dei redditi tra l'1%, lo 0,1% e lo 0,01% più ricchi della popolazione. Dai dati emerge che le entrate da capitale dei nove decili inferiori (cioè il 90% della popolazione meno abbiente) sono del tutto marginali mentre il 70% di tutte le entrate da capitale confluisce proprio all'1% più ricco. Inoltre, all'interno di questo stesso gruppo, si osserva un'ulteriore distorsione. I soggetti più facoltosi pagano proporzionalmente meno tasse, anche grazie a pratiche legali di pianificazione fiscale. Il vicedirettore per l'economia e la pianificazione dell'Autorità tributaria, Ofer Raz-Dror, sostiene che è estremamente difficile modificare questa distribuzione e che Israele si sta avvicinando sempre più ai paesi dell'America Latina, allontanandosi dal modello europeo di ridistribuzione. Gli studi si basano su dati amministrativi completi (l'intero patrimonio informativo dell'Autorità, non campioni o stime) resi possibili da miglioramenti tecnologici che hanno rivoluzionato la capacità dello Stato di misurare il reddito reale dei più ricchi. Raz-Dror spiega che concentrarsi solo sui salari, come spesso avviene, fa perdere di vista la componente principale del reddito dell'1% più ricco, ossia i proventi da capitale. Le precedenti pubblicazioni dell'Ufficio centrale di statistica, basate su dati meno accurati e su rilevazioni campionarie, erano molto lontane dalla realtà. Si è scoperto che sottostimavano il reddito da capitale del decile superiore di circa 20.000 shekel al mese. Inoltre i sondaggi statistici tradizionali sono inaffidabili per questo segmento poiché lo 0,1% più ricco non risponde ai questionari o, se lo fa, lo fa tramite i propri avvocati e in ogni caso la variabilità interna a questo gruppo è così elevata da rendere inutilizzabili i dati. L'analisi ha anche rivelato una regressione dell'aliquota fiscale effettiva all'interno dell'élite. Mentre il 15% dei redditi dell'1% più ricco viene eroso dalle imposte (tra detrazioni, esenzioni e pianificazione), nello 0,1% la percentuale scende all'11% e nello 0,01% al 9%. In pratica, in Israele, più si è ricchi minore è l'aliquota fiscale effettiva che si paga. Per contrastare questa tendenza nel bilancio 2025 l'Autorità tributaria ha promosso due misure mirate. La prima è l'imposta addizionale che aggiunge un 2% sul reddito da capitale per chi ha un reddito annuo complessivo superiore a 720.000 shekel. La seconda è la tassa sugli utili non distribuiti, la quale colpisce i professionisti (medici, avvocati, commercialisti) che operano tramite società personali, obbligandoli a distribuire dividendi sugli utili accumulati invece di trattenerli indefinitamente nella società pagando solo l'imposta societaria (circa la metà dell'aliquota totale). Nonostante le previsioni pessimistiche del settore imprenditoriale, la misura ha avuto successo avendo portato entrate per oltre 9 miliardi di shekel.
