Turbolenze nel settore tech
Gad Ravid, presidente del comitato dei lavoratori di SAP Israel, ritiene che la vertenza della sua azienda sia il risultato di un lungo processo arrivato ad un punto di svolta con il primo conflitto con la proprietà dalla sindacalizzazione oltre dodici anni fa. Secondo Ravid negli ultimi anni il settore high-tech israeliano ha subito un cambiamento. Un lungo periodo di crescita rapida è stato sostituito da ondate di licenziamenti, chiusure di team e decisioni gestionali prese molto rapidamente, ampliando il divario tra direzione e dipendenti. Questa realtà si inserisce dentro una tendenza globale in cui aziende come Meta, Microsoft e Oracle prevedono licenziamenti massicci e piani di prepensionamento. Il tentativo della dirigenza di SAP di annullare un accordo collettivo esprime un approccio più ampio alla gestione del personale, riducendo la capacità dei lavoratori di influenzare le proprie condizioni di lavoro. Ravid ha ricordato che per dodici anni le relazioni industriali sono state eccezionali, con l’azienda classificata ripetutamente tra i migliori posti in cui lavorare, un risultato frutto di una cultura organizzativa basata su fiducia e cooperazione. Contrariamente all’immagine che presenta la rappresentanza sindacale come un ostacolo, sostiene che essa crei stabilità organizzativa, permettendo un dialogo anche in situazioni di conflitto. Yaki Halutzi, responsabile dei lavoratori tech in Histadrut, ricorda che l’annuncio unilaterale dell’annullamento degli accordi collettivi è arrivato dopo che erano già stati raggiunti accordi di principio con il comitato dei lavoratori su un processo di efficientamento. Ha definito questa mossa eccezionale, specialmente per un’azienda europea che impiega 110.000 lavoratori in tutto il mondo, molti dei quali sotto accordi collettivi, e che cancella tutte le tutele collettive per un migliaio di dipendenti in Israele. I lavoratori di SAP Israel si sono sindacalizzati nel 2014 e da allora sono stati firmati sette accordi collettivi senza mai dover dichiarare un conflitto di lavoro. Inoltre il centro israeliano di SAP ha continuato a crescere anche tramite acquisizioni. Halutzi aggiunge che il settore high-tech israeliano è influenzato dalla guerra che potrebbe rendere meno agevole fare affari in Israele. Per Gad Ravid, mentre i vertici globali parlano di un efficientamento dell’1-2%, nel centro israeliano si parla di decine di punti percentuali. Riporta informazioni, su Davar, secondo cui un manager ha affermato di voler effettuare tagli in Israele perché in Germania, Francia e Italia è più difficile licenziare. La società SAP non ha inviato rappresentanti alla riunione della Knesset su questa vertenza ma in una lettera ha sostenuto che la questione è legalmente complessa, affermando che il potere del commissario ai rapporti di lavoro è solo dichiarativo e che gli accordi sono già stati annullati in base alla loro comunicazione, citando il principio della libertà contrattuale. Per l’avvocato Gaula Tzemach, registrar degli accordi collettivi presso il Ministero del Lavoro, la legge stabilisce condizioni chiare per la registrazione e l’annullamento di un accordo collettivo. La posizione del ministero è che l’azienda non ha rispettato le disposizioni di legge e degli stessi accordi. La controversia, quindi, potrà essere risolta solo con il consenso delle parti o tramite ricorso al tribunale del lavoro.
Wix ha annunciato una riduzione del 20% del proprio organico, un'operazione che secondo le stime dovrebbe comportare il licenziamento di un numero di dipendenti compreso tra 800 e 1000 unità. L'amministratore delegato e fondatore della società, Avishai Abrahami, ha comunicato la decisione giovedì, con un post sulla piattaforma X, definendola una delle decisioni più difficili che abbia mai preso. La scelta, ha spiegato, è determinata da due fattori principali. Il primo è il rafforzamento dello shekel rispetto al dollaro. La maggior parte dei ricavi di Wix è denominata in dollari mentre una parte significativa delle spese, innanzitutto gli stipendi dei dipendenti, viene pagata in shekel poiché la maggior parte dei team opera da Israele. L'apprezzamento dello shekel nell'ultimo anno ha creato, secondo Abrahami, una pressione strutturale sull'attività dell'azienda, dato che lo shekel si rafforza quasi quotidianamente. Il secondo fattore è rappresentato dalla rivoluzione dell'intelligenza artificiale che sta cambiando profondamente il modo in cui le società di software operano. Abrahami ha scritto che si tratta del cambiamento più significativo nel modo in cui le aziende vengono costruite dall'invenzione dei linguaggi di programmazione moderni negli anni ‘70 e che le società che non si adatteranno rischiano di restare indietro. Wix ha già iniziato a fare i conti con questa nuova era, creando nuovi ruoli basati sul lavoro con l'IA, e l'obiettivo è diventare un'azienda più snella con meno livelli dirigenziali e meno dipendenti.
Negli ultimi anni licenziamenti e tagli sono diventati, dice The Marker, quasi routine nel settore hi-tech israeliano ma da tempo non si vedeva un mese duro come maggio, con una serie di aziende israeliane e centri di sviluppo che tagliano e chiudono, portando a oltre 1000 i lavoratori hi-tech che hanno perso o sono destinati a perdere il lavoro nell'arco di poche settimane. Wix si unisce a Zoom Info con 260 dipendenti, Intuit con 200 lavoratori, AI21 Labs con 110 dipendenti e Meta con stime tra gli 80 e i 90 dipendenti. C'è un'aria di licenziamenti di massa che si diffonde nella Silicon Valley e si infiltra inevitabilmente anche in Israele. Se una volta erano l'ultima carta da giocare, oggi il dito dei dirigenti è più leggero sul grilletto e aziende che in passato esitavano a licenziare ora lo fanno perché capiscono che il sentiment del mercato verso i licenziamenti è diventato molto positivo e addirittura premia le aziende che agiscono in questo modo. Da questo punto di vista i tagli in Wix sono un punto di svolta nel mercato locale poiché è una delle aziende hi-tech più grandi e importanti e da sempre rifugge da licenziamenti estesi. Per The Marker è probabile che altre aziende trarranno presto ispirazione dalla sua mossa. Quando si guardano le cause specifiche dei licenziamenti in ogni azienda si vede che la situazione varia molto da caso a caso. C'è attualmente una frattura tra aziende in rampa di lancio e aziende che non crescono o lo fanno a un tasso basso. Quest’ultime subiscono pressioni per mostrare profitti e ciò porta a tagli. Le aziende pianificano il personale un anno prima in base alla crescita e, se questa non è quella prevista, rallentano le assunzioni e tagliano. Inoltre hanno l'opportunità di diventare efficienti tramite l'IA e molte stanno riorganizzando la produzione di conseguenza. Accanto a ciò ci sono, come sempre, startup che si sono semplicemente schiantate contro un muro dal punto di vista commerciale, come AI21 Labs che ha dovuto chiudere parte dei suoi prodotti e licenziare il 60% dei dipendenti, 110 persone.
Ciò che forse contraddistingue l'ondata attuale è che ci sono aziende di alto profilo che licenziano masse di lavoratori anche se la loro situazione economica è eccellente. Apparentemente è necessario tagliare il personale per prepararsi ai cambiamenti portati dall'IA. Klika ha licenziato il 22% dei dipendenti, nonostante il CEO abbia dichiarato che l'azienda è nella situazione più forte di sempre, spiegando che bisogna prepararsi al fatto che l'IA renderà tutti più produttivi. Questa è stata anche la spiegazione di Jack Dorsey per i licenziamenti in Block a marzo. Dorsey ritiene che il miglioramento dell'IA sarà così rapido che presto molti lavoratori umani non saranno più necessari e quindi è meglio licenziarli tutti in una volta piuttosto che gradualmente nel tempo. Anche Monte Carlo, fondata da israeliani, ha recentemente licenziato 65 persone, principalmente all'estero, e la CEO Barr Moses ha detto che l'azienda ha avuto il trimestre migliore di sempre ma l'IA consentirà a piccoli gruppi di lavorare con maggiore efficienza. Questi eventi generano rabbia e risentimento. Molti lavoratori ritengono che le spiegazioni fornite siano in realtà IA washing, cioè l'intelligenza artificiale è una scusa per i licenziamenti e non la vera ragione. Un aspetto da seguire da vicino è la situazione delle aziende multinazionali in Israele. Nelle ultime settimane i tagli globali delle multinazionali hanno colpito in modo sproporzionato le loro attività nel paese. Zoom Info ha deciso di chiudere completamente il centro di sviluppo entro fine anno e licenziare tutti i dipendenti. Il gigante del software Intuit si stima manderà a casa 200 dei 500 dipendenti a Petah Tikva. In Intuit, tra l'altro, dicono che i licenziamenti non sono legati all'IA ma ad esigenze di efficienza. Ad aprile è stata l'americana Shutterfly, che si occupa di stampe personalizzate via internet, a chiudere il suo centro di sviluppo ad Haifa e licenziare quasi 90 dipendenti. A febbraio è stata Remitly a chiudere il centro di sviluppo. Quanto al tasso di cambio del dollaro, è probabile che incida sulla distribuzione globale dei licenziamenti. Israele è un posto costoso e quindi questo pesa nel decidere quante persone rimandare a casa nel paese. Il rafforzamento dello shekel equivale a un aumento salariale in termini di dollari, un problema da non sottovalutare sul lungo termine.
Secondo quanto riportato da Davar, Nathaniel Heiman, capo del dipartimento economico dell'Associazione degli industriali, ha lanciato un allarme sul tasso di cambio del dollaro, sceso da 2,89 a 2,825 shekel lo scorso lunedì, una diminuzione che continua a colpire i ricavi delle esportazioni e minaccia la continuità operativa di molte aziende e produttori israeliani. Venerdì mattina il dollaro è sceso ulteriormente a 2,821 shekel, con una flessione continua che danneggia i ricavi in valuta estera mentre le spese in Israele, per lo più denominate in shekel, rimangono fisse o addirittura aumentano. La riduzione dei tassi di interesse da parte della Banca d'Israele di un quarto di punto percentuale, sebbene abbia leggermente alleviato la situazione grazie a una diminuzione degli interessi sui prestiti, ha rafforzato la sensazione che non esista un piano governativo per affrontare il problema, anche a causa della mancanza di riferimento all'impatto del tasso di cambio sull'industria nelle note esplicative della Banca. Heiman spiega che il rafforzamento dello shekel è dovuto anche a fattori che non riflettono necessariamente la forza dell'economia, come le coperture (hedging) delle istituzioni finanziarie nel mercato azionario americano e i differenziali dei tassi d'interesse tra Israele e il resto del mondo. Critica aspramente la decisione del tasso d'interesse definendola "scandalosa" e sottolinea che, oltre alla riduzione minore, la Banca non ha considerato gli effetti del tasso di cambio sulla crescita e sulle esportazioni. Heiman contesta anche le dichiarazioni del governatore della Banca d'Israele, Amir Yaron, secondo cui il rafforzamento dello shekel caratterizza periodi di aumento della produzione nel settore high-tech, affermando che il confronto dovrebbe essere fatto con il 2025 e non con gli anni '90 o il 2022 e che il rafforzamento del 20% dello shekel nell'ultimo anno, di cui l'8% solo dall'ultima decisione sui tassi, rende estremamente complicata la situazione per l'industria. L'Associazione degli industriali segnala già effetti concreti sul campo, come i licenziamenti e la riduzione delle attività in Israele annunciati dall'azienda di prodotti in plastica Starp last, da Dynamic Industries di Ashdod e da Arad Textile. Heiman avverte che molte aziende evitano di rendere pubblica la loro situazione per non destare preoccupazioni tra banche, clienti e dipendenti ma l'impatto del tasso di cambio sulle esportazioni si farà sentire pienamente solo dopo alcuni mesi. Inoltre le aziende multinazionali stanno iniziando a preferire investimenti in altri paesi. Heiman sostiene che i datori di lavoro israeliani devono spiegare alle multinazionali perché i costi del lavoro in Israele sono aumentati di circa il 20%, anche se i lavoratori non hanno beneficiato di aumenti salariali simili. Già alla fine del 2025 si è registrato un aumento della produzione di aziende israeliane all'estero, ancor prima dell'ulteriore rafforzamento dello shekel nel 2026. Sempre più aziende stanno valutando come trasferire la produzione all'estero, una situazione che dovrebbe preoccupare anche i consumatori poiché l'industria porta crescita, specialmente nelle aree periferiche. Heiman chiede un intervento più significativo da parte della Banca d'Israele e del governo, auspicando una riduzione dei tassi più marcata, un messaggio chiaro sulla continuazione dei tagli e l'utilizzo di strumenti come l'acquisto di dollari per moderare il rafforzamento dello shekel ed espandere le riserve. Conclude affermando che molti dati appaiono attualmente ragionevoli ma sotto la superficie tutto ribolle. Israele, quindi, è diventata un’isola di tassi elevati in un contesto globale di tassi in calo e tali differenziali reali attraggono ingenti flussi di capitale estero che immettono ulteriori dollari nel mercato locale, rafforzando così l’apprezzamento del shekel con effetti dannosi per l’export.
Come opera la Banca d’Israele
La Banca d’Israele ha annunciato lunedì una riduzione del tasso di interesse di un quarto di punto percentuale, portandolo dal 4% al 3,75%. Questa decisione prosegue la tendenza al ribasso avviata alla fine di novembre dell’anno precedente, quando il tasso si attestava al 4,5%, un livello rimasto invariato per quasi due anni. Nonostante la moderazione dell’intervento la riduzione assume un significato rilevante sullo sfondo del rafforzamento dello shekel che ha raggiunto nuovi massimi nelle ultime settimane. In poco più di un anno il dollaro si è indebolito del 20% rispetto alla valuta locale. I principali danneggiati da questo apprezzamento sono i settori dell’hi-tech e dell’industria manifatturiera esportatrice poiché per gli esportatori la perdita di valore del dollaro si traduce in un controvalore in shekel inferiore del 20% a parità di merce venduta mentre la maggior parte dei costi locali (elettricità, affitti, tasse, salari) rimane invariata o addirittura aumenta. Molti industriali avevano auspicato un taglio più aggressivo del tasso che potesse alleviare l’onere dei rimborsi sui prestiti in un momento di forte contrazione dei ricavi. La decisione della banca centrale è stata presa nonostante l’indice dei prezzi al consumo di aprile, pubblicato circa una settimana e mezza prima e considerato un potenziale fattore di freno. L’indice ha registrato un aumento eccezionale dell’1,2% in un solo mese, portando l’inflazione annuale al 1,9%. Tuttavia la Banca d’Israele ha ritenuto che gran parte di questo rincaro fosse dovuto all’aumento del costo del carburante e a fattori stagionali tipici di aprile, come i prezzi dei voli e gli aumenti in vista delle festività pasquali, osservando che anche negli anni precedenti si erano verificate impennate significative in questo mese. Pur riconoscendo che un tasso d’interesse elevato è uno strumento per raffreddare l’inflazione, si è comunque deciso per la riduzione. La banca ritiene che l’apprezzamento dello shekel possa contribuire a moderare l’inflazione, rendendo più economici i prodotti e le materie prime importati, e prevede che l’inflazione resti entro l’intervallo obiettivo di stabilità (1%-3%) per l’anno in corso.
Oltre alle numerose spiegazioni economiche ufficiali sul motivo per cui la Banca d'Israele non interviene per fermare il crollo del dollaro rispetto allo shekel, esiste, per The Marker, un altro motivo: Donald Trump. Il presidente americano sta portando avanti una politica mirata ad indebolire il dollaro a livello globale per aumentare l'attrattiva dell'economia statunitense. La guerra dei dazi che ha avviato è destinata a servire questo obiettivo con effetti anche sul dollaro. In queste circostanze un intervento della Banca d'Israele sul mercato dei cambi potrebbe essere percepito come una manipolazione della valuta americana. Se Israele intervenisse per rafforzare il dollaro darebbe il via ad altri paesi meno amichevoli con gli Usa per intervenire a loro volta, vanificando gli sforzi del presidente americano. Si può facilmente immaginare il tweet di Trump sull'argomento o la sua telefonata nervosa a Netanyahu. L'attuale governatore della Banca d'Israele, Amir Yaron, sceglie di non intervenire sul mercato dei cambi e di non frenare la caduta libera del dollaro, nonostante i danni che ciò causa alle industrie esportatrici israeliane. Per molti anni la Banca d'Israele è intervenuta sul mercato, accumulando così riserve per 235 miliardi di dollari, frenando il crollo del dollaro e permettendo agli esportatori israeliani di mantenere i loro profitti. Nell'ultimo anno il dollaro è crollato del 20% e non smette di scendere. Il crollo del dollaro è positivo per il consumatore israeliano, che può viaggiare negli Stati Uniti a costi molto inferiori e beneficiare anche dell'abbassamento dei prezzi dei prodotti importati ma è negativo per gli esportatori e per le aziende hi-tech che registrano minori entrate in shekel rispetto ai dollari che portano dall'estero. L'hi-tech sostiene l'economia israeliana ed è responsabile del 15% del Pil, del 57% delle esportazioni israeliane, di un terzo delle entrate fiscali dei lavoratori dipendenti e del 40% della crescita economica. Apparentemente sono ragioni più che sufficienti affinché la Banca d'Israele e il Ministero delle Finanze facciano qualcosa al riguardo. The Marker sostiene che il governatore interverrà sul mercato dei cambi solamente se l'inflazione uscirà fuori controllo, cosa più facile da giustificare a Trump, ma sia alla Banca d'Israele che al governo israeliano sperano di non dover arrivare a quel momento.
Note operaie
Il mandato che obbligava i cantieri edili di grandi dimensioni a nominare assistenti alla sicurezza, lavoratori il cui unico compito è gestire la sicurezza nei cantieri, è scaduto giovedì 28 maggio. La legge, entrata in vigore alla fine del 2018 come provvedimento temporaneo della durata di cinque anni e successivamente prorogata, imponeva alle imprese di nominare questi assistenti nei cantieri con superficie superiore a 1000 metri quadrati o con altezza superiore a sette metri. L’Autorità governativa per la regolamentazione si è opposta alla proposta del Ministero del Lavoro di estendere ulteriormente la legge, presentando un documento in cui sostiene che il processo di elaborazione della regolamentazione promosso dal ministero sia stato di qualità insufficiente e ha criticato il ministero per non aver dimostrato che la cancellazione dell’obbligo porterebbe a un aumento degli infortuni sul lavoro, valutando peraltro il costo per le imprese di costruzione in un miliardo di shekel all’anno, una cifra che secondo l’Autorità il ministero avrebbe sottostimato. La responsabile dei lavoratori edili in Histadrut, Mazal Golan, ha lanciato un allarme per il rischio di un danno diretto a 14.000 lavoratori che svolgono un ruolo critico e salvavita nei cantieri, dichiarando che ci si sarebbe aspettati un rafforzamento del sistema di sicurezza dopo un anno difficile in cui 47 lavoratori sono morti nel settore edile, invece di lasciare soli i capicantiere ad affrontare i rischi. Il Ministero del Lavoro aveva pubblicato a febbraio una bozza per prorogare l’obbligo di nomina degli assistenti alla sicurezza per sette anni ma non è stata portata avanti prima della scadenza, sebbene a corredo vi fosse una relazione sull’impatto normativo che avvertiva dei rischi legati all’abrogazione dell’obbligo, come l’abbandono di massa degli assistenti, la riduzione delle risorse umane e l’aumento degli infortuni. Le nuove normative sulla sicurezza, approvate a settembre 2025, estenderanno la responsabilità della sicurezza anche alle imprese di costruzione e ai promotori immobiliari ma entreranno in vigore solo nell’ottobre 2026, dopo il quale sarà necessario un periodo di adattamento in cui il ruolo dell’assistente alla sicurezza rimarrà fondamentale per ridurre i rischi. Golan ha criticato aspramente il Ministero del Lavoro, accusandolo di cedimento alle pressioni dei costruttori che cercano di aumentare i propri profitti e definendo l’unione tra interessi economici e la debolezza professionale e legale, destinata a costare vite umane, una combinazione letale.
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